13 novembre 2015

Quello che ti dice la gente quando hai l'acne

Ero seduta a un tavolo, nella mia pausa lavoro, a bere un cappuccino e qualcuno che non conosco mi ha detto "hai l'acne perchè bevi il latte", coinvolgendomi in un discorso che faceva con altre persone, su cibo e salute. E' l'ultimo episodio che posso raccontare, perchè è successo appena oggi.

Un estraneo, davanti a delle persone, mi ha dato dei consigli non richiesti, con il massimo dell'insensibilità che una persona possa avere, mentre volevo riposarmi 5 minuti dal lavoro.

La mia reazione è stata necessariamente contenuta ed educata, non potevo fare altrimenti, essendo appunto in un luogo di lavoro. Mi sono sentita, senza averne la minima voglia, obbligata a dover giustificare in qualche modo ciò che appare sul mio viso e che, con forse molta ingenuità, credevo di riuscire a mascherare in qualche modo... che fosse meno evidente di quello che credevo.

La tua acne è colpa tua.

Se ne soffri, sai di cosa parlo. Questo è ciò che ti senti dire costantemente da chi ti sta intorno, sia che ti conosca, sia che non ti abbia mai visto prima in vita tua.

Combatto con una pelle problematica da poco più di 5 anni. Di anni ne ho 31.
In adolescenza la comparsa di un brufolo per me era un evento più raro che sporadico, a 25 anni è cambiato tutto, tranne la mia dieta, mangio quello che ho sempre mangiato, ho più o meno lo stesso peso di quando di anni ne avevo 24, qualche volta ho un chilo in più, qualche volta un chilo in meno, nulla di più.

Il 16 marzo 2010 la mia vita ha subito una profonda scossa, di quelle che stravolgono tutto, come un terremoto che ti fa ritrovare d'un colpo sotto le macerie di un palazzo di 10 piani. E' morto mio padre. L'ho visto spegnersi, respiro dopo respiro, mentre il cancro se lo portava via, a pochi giorni dalla mia laurea tra l'altro, con una tesi sperimentale che riguardava proprio delle terapie antitumorali. Il destino sa come prendersi gioco di qualcuno.

Eravamo in tre, io, lui e mia madre e vivevamo in un palazzo vicino al mare. Adoravo i tramonti che potevo vedere dalla mia stanza, il sole alla sera pareva andasse a spegnersi tra le onde regalando sfumature arancioni al cielo. Una settimana dopo, e una laurea in tasca ottenuta senza sorrisi ed una stretta sul cuore, io e mia madre dicevamo addio a quella casa e a tutti i ricordi che potevano ricordarci lui. Una scelta obbligata

A fine marzo di quell'anno, la mia vita era totalmente stravolta. Non solo non c'era più mio padre, non dormivo neanche più nello stesso letto e non avevo mia madre vicina. Era difficile fare i conti con tutto questo.

Volevo essere forte e mi sforzavo di esserlo, piangendo spesso di notte e di nascosto per non farmi vedere, ma ad un tratto il mio corpo ha iniziato a parlare per me. Ad un tratto sono iniziati a comparire i primi brufoli, ma quelli sono arrivati dopo che iniziassi a scoprire qualcosa di ben più temibile, l'ansia.

Il cuore va a mille, il respiro manca, arrivano le vertigini e le gambe tremano. Mio padre se n'era andato smettendo di respirare gradualmente, e ogni volta che questo succedeva a me credevo potessi morire anche io. Erano i primi attacchi di panico, ho avuto modo di approfondire la loro conoscenza nel corso degli anni, fino a diventare amici intimi.

Più conoscevo la mia nuova compagna di vita, l'ansia, più i brufoli comparivano sul mio viso, e brufoli nuovi portavano altro stress, e lo stress portava altri brufoli.

Sono arrivati anche dei leggeri disturbi alimentari, il peso era diventata la mia nuova ossessione, ma per fortuna è durata poco e non ha fatto danni, nell'estate del 2010 raggiunsi il peso più basso di sempre, da adulta. Problema che ho superato in pochi mesi.

L'acne no, quella peggiorava. E peggiorava l'ansia, così tanto da finire due volte al pronto soccorso credendo in un infarto, ovviamente non lo era, se lo fosse stato non sarei qui a raccontarlo.

A novembre del 2012 raggiunsi il limite, gli attacchi di panico erano giornalieri, credevo di morire ogni giorno alle 14. Chi soffre di ansia può capire, gli attacchi hanno una regolarità, gli altri rideranno, ma non importa.

Decisi che era il momento di fare qualcosa e così presi la valigia e feci un viaggio di 900 Km raggiungendo il posto dove sono ora, dov'è il resto della mia famiglia.

Da quel novembre di 3 anni fa la mia vita ha preso un'altra piega. Ogni giorno sono stata un pochino meglio rispetto a quello precedente fino a riprovare di nuovo degli attimi di felicità, qualcosa che mi mancava da tempo.

Con questo altro cambio di direzione, la mia vita è di nuovo cambiata. L'ansia ho imparato piano piano a conoscerla, gestirla e a calmarla.
La mia pelle ha iniziato gradualmente a stare meglio. Le cicatrici però restano.
Ogni tanto ritornano i brufoli, così come ogni tanto mi capita di ripassare dei momenti insieme alla mia compagna di vita, ma non è come prima, è tutto meno violento, più gestibile.

Da quando è morto mio padre mi è stato chiesto più spesso "cosa hai fatto in faccia" e non "come stai?".
Sabrina, come stai? Come stai dopo che la tua vita è andata letteralmente a puttane e hai dovuto ricominciare tutto daccapo?
Sabrina, come hai fatto a riaddormentarti dopo esserti svegliata di colpo per fare un respiro profondo?
Sabrina, come ti sei sentita a gestire la perdita di tutto a suon di attacci di panico?

Hai l'acne perchè bevi il latte...

Le macchie che porto in viso, le cicatrici che ha il mio volto, sono l'elaborazione di un lutto, di una perdita.

Prima di fare domande alla cazzo a una persona che ha una malattia, perchè l'acne è una malattia, che sia leggera o importante, rifletti, prendi un respiro e chiedile, come stai?



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6 commenti:

  1. Ci viene troppo facile troppo spesso facile lasciarci sopraffare dalla superficialità e non dal sentimento d'amore che dovrebbe unirci l'un l'altro...ti abbraccio Sabrina

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  2. Sabrina questo racconto mi ha emozionata, non dar peso a chi fa domande superficiali o si sofferma sulla tua acne. Posso solo dirti che ti sono vicina, ti abbraccio e sii forte quando incontri persone poco intelligenti e insensibili. Un bacio peonynanni.blogspot.it

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  3. Hai perfettamente ragione! La gente spesso non riesce a farsi i fatti suoi, ho perso il mio dolce papà da piccola avevo nove anni, ho visto la malattia portarselo via piano piano, eh si ancora oggi dopo vent'anni quella brutta parola non riesco a pronunciarla, ricordo con tristezza quando le persone mi dicevano come sei magra, oppure quando sentivo sconosciuti parlottare della situazione in cui vivevo! Spesso avrei voluto sentirmi dire Rosy "Come stai?".....scusa per lo sfogo, ma leggendo il tuo post mi sono commossa, ma provo rabbia e sconforto, la gente spara cavolate senza conoscere la vita delle persone! Non ti conosco, ma ti abbraccio forte....Rosy

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    1. Rosy ti ringrazio per aver condiviso la tua storia e ricambio l'abbraccio :)

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Sabrina La Targia

Sabrina, blogger dal 2005. Laureata in chimica ma beauty advisor nella vita, creo contenuti sul web per passione.

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